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Danno cagionato da animali
di Erminia Acri  ( erminia.acri@lastradaweb.it )

5 luglio 2006

Il condomino Ŕ sempre "in colpa" per i danni cagionati dall'animale detenuto nel proprio appartamento o ha qualche possibilitÓ di essere esonerato da responsabilitÓ?


La detenzione di animali in un condominio Ŕ una facoltÓ spettante al singolo condomino, salvo che il regolamento condominiale di tipo contrattuale -cioŔ quello approvato da tutti i condomini- vieti ai condomini di tenere animali nelle parti di proprietÓ esclusiva dell’edificio.

Siffatto divieto, come la giurisprudenza ha precisato, non pu˛ essere contenuto negli ordinari regolamenti condominiali, approvati dalla maggioranza dei partecipanti, perchŔ questi ultimi non possono imporre limitazioni alle facoltÓ comprese nel diritto di proprietÓ dei condomini sulle parti di proprietÓ esclusiva dell’edificio. Neppure l’assemblea, con delibera adottata a maggioranza, pu˛ imporre ai condomini il divieto di detenere animali negli appartamenti.

Tuttavia, in ogni caso, ove gli animali rechino disturbo ai condomini, si pu˛ chiede al giudice di ordinare, con provvedimento di urgenza, l’allontanamento degli animali dagli appartamenti in cui sono tenuti - affidando l’esecuzione ad organi pubblici- con divieto assoluto di ritorno nell’edificio condominiale, accertata l’intollerabilitÓ di tali disturbi (il limite di tollerabilitÓ ha carattere non assoluto, ma relativo, sicchŔ deve essere individuato nel caso concreto, tenendo conto delle condizioni naturali e sociali del luogo, delle attivitÓ normalmente svolte, del sistema di vita e delle abitudini della popolazione).

Per i danni cagionati ad altri condomini dagli animali detenuti in condominio, si applica l’art. 2052 del codice civile, che stabilisce a carico del proprietario dell’animale (o di colui che si serve dell’animale, per tutto il periodo in cui lo ha in uso) una presunzione di responsabilitÓ. Ci˛ vuol dire che il proprietario dell’animale Ŕ tenuto a risarcire il danno causato dal fatto proprio dell’animale, indipendentemente dal fatto che il comportamento dannoso di quest’ultimo sia stato causato da impulsi interni imprevedibili o inevitabili, ed a prescindere dall’uso della comune diligenza, da parte del proprietario, nella custodia dell’animale.

Per escludere la sua responsabilitÓ, il proprietario deve provare il caso fortuito, in cui rientra ogni circostanza estranea al proprietario che costituisca causa autonoma dell’evento dannoso, ivi compresa anche la colpa del soggetto danneggiato, che, per˛, per avere effetti liberatori, deve consistere in un comportamento che abbia avuto un ruolo determinante nella produzione del danno.

Per ulteriori informazioni si rinvia all’articolo "Detenzione di animali negli edifici condominiali", dello stesso autore.

Erminia Acri-Avvocato

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