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Quel lungo e lento viaggio di ritorno.
di Vincenzo Andraous  ( vincenzo.andraous@cdg.it )

9 maggio 2009

Eva è una bambina dai grandi occhi sparati addosso al mondo, è una fotografia che non s'impolvera, un tempo che non finisce mai di stupire. Eva è la risposta alle domande insolute, ai quesiti addormentati e messi da parte per non affrontare gli incroci, gli ostacoli che l'esistenza propone nelle scelte che arrivano, che avvertono delle precedenze, degli arresti, delle responsabilità da rispettare. Eva è lì che ascolta il racconto di una storia vera, che serva a dedicare un pensiero di speranza a chi è all'inizio della strada, e per cominciare bene, bisogna non sentirsi mai soli. C'è sempre un momento in cui anche il più ottuso degli uomini è costretto a lasciare sguarnito il proprio quadrato delle rigidità ostinate, scegliendo di essere interprete di una nuova attenzione, di abitare finalmente la responsabilità del proprio vissuto. E' possibile farlo nel silenzio costretto di una cella, nell'ascolto di una preghiera, nella fatica di una relazione importante, condividendo il cambiamento che aiuta a spostare i piedi e il cuore dall'angolo in cui spesso restiamo disabitati. Come raccontare a una ragazzina e a qualche bullo inebetito dal proprio ruolo, che forse per cambiare la storia dovremmo condividere una responsabilità... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



...quella di ammettere che gli artefici dei nostri guai, delle nostre sfortune, non sono gli altri, ma che "l’unico vero problema sono io". Il passato non si cancella, non scompare, ma è possibile distanziarlo, e renderlo materia di riflessione, di interrogativi, persino quando la domanda incupisce, inquieta. Ecco, proprio in questo frangente è necessario sottolineare l’importanza di non perdere contatto con noi stessi, e sapere sempre dove sono le persone che amiamo e che stimiamo, quelle che possono aiutarci a non fare scelte sbagliate, offrendo le proprie capacità per scardinare il piedistallo su cui poggiano il mito della forza, della prevaricazione, della violenza. Quel giorno, una bambina mi è corsa vicino, mi ha toccato la mano, e facendomi scivolare dentro qualcosa, è fuggita via.

"Vince, io non so se gli uomini ti hanno perdonato, ma Gesù lo ha fatto ne sono sicura, e voglio dirti che anch’io ti ho perdonato". Per tanto tempo ho inseguito quelle righe minute, scritte con ordine e con garbo, per tanti anni mi hanno accompagnato nel lungo e lento viaggio di ritorno, quante volte mi sono chiesto se Eva in quell’attimo fuggente era stata sola con la sua penna, e se avrà ripensato alla facilità con cui si può perdere ogni cosa, la propria famiglia, la propria libertà, anche la propria dignità. Quando penso a Eva, al suo insegnamento forte, mi viene in mente cosa ha detto un’altra grande donna, ferita nel profondo da un dolore indicibile: "La Giustizia ha sempre da riparare, affinché non scompaia la disponibilità umana del perdono, ma perché ciò possa avvenire occorre riconoscere con consapevolezza i propri errori". Gesù parlò al ladrone, è vero, ma con quello che ebbe il coraggio della dignità ritrovata, per chiederGli di poter abitare nel Suo regno".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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