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Alle origini della vita - 2°
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it ) e di Stefania Labate  ( stefanialabate@hotmail.it )

7 luglio 2003





Prevalgono la genetica o gli INPUT ambientali?


 

Continua il dialogo fra Stefania (musicista e madre) e "Doc" (medico psicoterapeuta... e padre) per chiarire delle verità, nel rapporto fra genitori e figli, a cominciare dal periodo embrionale.

BUONA LETTURA

Ciao, "Doc" l’attesa è stata lunga anche se è durata pochi giorni... il fatto è che mi hai "lasciato" sul più bello... ti riformulo la domanda: quando si può dire che, in un essere umano, inizi la vita?

Buongiorno a te, cara Stefania, ho raggiunto la convinzione che la vita esista ancor prima dell’essere umano...

E già, l’anima!

Non c’è bisogno di andare così lontano, basta pensare al fatto che sia lo spermatozoo che l’ovulo sono dotati di un codice genetico dentro il quale, in base alle spiegazioni che ti ho fornito lo scorso incontro, esiste vita organizzata grazie alle informazioni generate e trasmesse dalle particelle sub atomiche. Cosa accade quando lo spermatozoo feconda l’ovulo? In quell’istante, come ci spiegava Giovanni Russo, si determina l’equivalente di un micromini-big bang da cui si genera l’energia per la duplicazione cellulare: nasce un nuovo Universo, insomma, nasce una nuova "vita".

Nello zigote, sono contenute tutte le informazioni che governeranno l’andamento delle cose, dal punto di vista biofisico, per tutto l’arco dell’esistenza.

In che senso, scusa?

Se tu hai i capelli scuri e mossi e sei alta più di un metro e settanta centimetri, lo devi alle informazioni genetiche che ti hanno trasmesso i tuoi genitori. Se mia figlia Valentina, all’età di quattro anni ha dovuto mettere gli occhiali, lo deve alle informazioni genetiche che le ha trasmesso il sottoscritto: pari pari la mia gradazione ipermetrope... però, tutto sommato, con quegli occhialetti rotondi, sembra proprio una "francesina" graziosa e birichina!

Ma allora, la difficoltà ad assorbire le troppe frustrazioni la debbo al carattere da "poliziotto difficile" di mio padre? E mia figlia si porterà con sé gli aspetti poco edificanti del modo di essere paterno? Andiamo bene!

Le cose non stanno proprio così, anche se le spiegazioni sono terribilmente complicate: provo a spiegarmi! Nei codici genetici genitoriali, sono contenute anche le informazioni psichiche: alcuni scienziati (fra cui spicca Giovanni Russo) sostengono che le informazioni genetiche creino la base indifferenziata della personalità, su cui l’ambiente inciderà in maniera sostanziale; altri ricercatori sono convinti, invece, che nel DNA siano contenuti gli schemi comportamentali, che si attivano a seconda delle stimolazioni esterne.

E tu, cosa ne pensi?

Io ho l’opportunità di comparare i risultati di questi illustri studiosi, per cui mi trovo nella condizione di quel nano che, salito sulle spalle del gigante, riuscì a vedere un po’ più in là del gigante stesso!

Prendendo in considerazione le enormi capacità di ricombinazione delle particelle elementari (responsabili della vita e, quindi, del pensiero), è difficile pensare che la mente di una persona possa essere inscatolata in strutturazioni rigide ed immutabili.

Credo che si possano conciliare i due opposti estremismi, in questo modo:

  • La strutturazione anatomica di un essere umano, è il risultato di informazioni contenute nel DNA di ogni singola cellula;
  • Le strategie operative cellulari finalizzate alla propria sopravvivenza, sono sostenute prettamente dalla via genetica ereditaria (ogni cellula staminale, per esempio, sa come deve sopravvivere, fin da subito); quelle orientate alle operazioni funzionali pertinenti alle proprie competenze, pur sostenute da una base genetica, vengono condizionate dagli apprendimenti provenienti dall’ambiente esterno (ogni cellula, infatti, si specializza grazie grazie alle informazioni acquisite);
  • Le cellule dei tessuti nobili (sistema nervoso) sono estrememente plastiche, cioè reagiscono agli stimoli esterni adattandosi e trasformandosi di conseguenza; siccome in questi tessuti si elaborano i pensieri complessi, possiamo concludere che l’ambiente esterno è preponderante nella creazione di un database in grado di strutturare la personalità.

Umberto Veronesi, sostiene che la cellula fecondata non è ancora "vita" fno al 14° giorno, perché non si è formato il primo frammento di sistema nervoso...

Ti rispondo con le parole del prof. Sandro Gindro, di cui ti ho parlato la volta precedente: "Allora potremmo dire che mancano anche il cuore, il cervello ed i polmoni. Che c’entra? Nello zigote, in potenza, c’è già tutto, se lo lasciate sviluppare diventerà un uomo, non un cane o una rosa!"

Molti scienziati identificano la vita col pensiero infatti, in presenza di elettroencefalogramma "piatto" viene dichiarata la morte clinica del soggetto...

Che vita e pensiero siano collegati è vero; è vero, altresì, che non siamo in grado di misurare l’attività del pensiero, che, comunque, può essere sganciata dalla macroattività bioelettrica encefalica. Come ti ho spiegato prima, ogni cellula è in grado di elaborare strategie per la sopravvivenza e per il compito specifico assegnato loro (pensiamo, ad esempio, all’intraprendenza del sistema immunitario!): quindi, anche neuroni e nevroglia possono continuare a funzionare senza manifestare bioelettricità registrabile dalle strumentazioni attuali. Per quanto riguarda la morte clinica, posso dirti che, forse, con l’elettroencefalogramma "piatto" si è superato il punto di non ritorno dalle possibilità di "risveglio"... ma l’encefalo è tutt’altro che morto: una cellula morta subisce rapidi processi degenerativi, fenomeno mai registrato in quelle condizioni, finché la circolazione sanguigna ( e quindi l’ossigenazione ed il nutrimento dei tessuti) è garantita.

Da che mese di gestazione inizia la vita psichica del nascituro?

Utilizzo, anche in questo caso, le parole di Sandro Gindro: "il primo pulsare del periodo embrionale, è già una manifestazione. Se si studia questo agglomerato di cellule si vede nettissima la loro intenzione di sistemarsi al meglio possibile, nell’utero materno".

Parlando con la tua amica osteopata Maria Rosaria Alfano, mi ha spiegato che l’osteopatia "dialoga" con il ritmo cranio sacrale: mi puoi "delucidare"?

 

Da quello che ho capito, attraverso le chiacchierate con Maria Rosaria e lo studio fatto per conto mio, l’osteopatia ripristina il corretto "ritmo cranio sacrale", determinato da pulsazioni del liquor cefalorachidiano che avvolge il sistema nervoso e scorre dal cranio alla base del midollo spinale. Questo processo di "scorrimento" produce dei movimenti fluttuanti, simili ad "espansioni" con una frequenza di 8 - 12 al minuto. Si ipotizza che mediante queste pulsazioni si realizzi una forma di comunicazione profonda ed inconsapevole sia nell’adulto che nei bambini ma, addirittura nei feti, durante la vita intrauterina. È come se, attraverso un "alfabeto morse" si potesse decodificare un funzionamento corretto o anomalo del complesso psicofisico umano.

Ma tu ci credi?

A cosa?

All’attività positiva dell’osteopatia!

Ritengo che non si debba compiere un atto di fede ma, piuttosto, un approfondimento di studi per capire meglio e, poi, verificare di persona.

A proposito di verificare, Maria Rosaria mi ha proposto una tecnica grazie alla quale poter rivivere il momento del parto, così da poter modificare l’esperienza se, per caso, ho subito qualche trauma. Credo che la sperimenterò!

E allora, prova e fammi sapere.

Buona giornata.

Buona giornata a te ... "Doc"

 S. L. - Musicista

G. M. - Medico Psicoterapeuta

 

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