Pensieri
degli anni difficili
Fragile
si, ma non così debole da temere.
La
consapevolezza e lo spessore morale. Sono tante le riflessioni in
questi pochi concetti.
Mi
dò quando affido la mia debolezza priva di filtri, così
come viene, con molta paura e contemporaneamente senza nel donarla.
Contraddizione.
La prima di questa, che prevedo ne sarà piena.
A
volte è lo spazio che alimenta la paura, vorrei poterlo
riempire ma senza saturare, magari di sorrisi. Di quelli che ho
perduto e che difficilmente faranno il giro.
Ansie
incontrollabili. Quando la sensazione di sopravvivere si accompagna
all’angoscia per l’incapacità di vivere le cose
importanti, ritorna nella mia mente il valore del tempo: la nostra
unica preziosa risorsa.
I
capogiri di quest’oggi ricordano le tante temute vertigini,
alimentate dalla delusione del non poter più dire di si alle
cose belle che la vita potrebbe regalarmi. E anche se mi sento viva,
spesso penso che l’unico modo per non avere più paura è
quello di restare in casa. Ma, così facendo, smetterei di
vivere.
Oggi
esattamente come allora: sola nelle mie cose che sento non mi
appartengono più come prima. Il calore arriva a me dalla
finestra aperta, gli alberi fuori sono rigogliosi e verdi.
Sola,
provo una grande stanchezza.
L’imprevedibilità
delle giornate diventa un’arma a doppio taglio. La possibilità
di avere le giornate non organizzate e predefinite spesso mi porta a
dover fare i conti solo con me stessa e se la mente è occupata
da altro, facilissimo diventa cadere in un vortice di: tanto da
realizzare, la voglia di non fare niente, il senso di colpa che nasce
da questo.
La
mente naturalmente troverà la soluzione, ma nel frattempo il
prezzo da pagare è veramente molto alto.
A
difficoltà riesco a gestire gli impulsi che mi spingono verso
…
Sfibrata
alla fine di ogni giorno, per avere tenuto separato il cuore dal
cervello. Il mio sguardo dolcemente si posa sulle mani e mi lascio
tormentare dal pensiero di non ricordare più.
Lascio
che le cose vadano da se, magari un po’ alla volta.
Il
pensiero più bello rimane sempre gli occhi dentro gli occhi:
lei si lascia stringere da me e mi guarda sorridendo. In quel preciso
momento sento che sta fissando il mio viso nella memoria dei suoi
ricordi. Spero fra i più belli.
Perché
non ho imparato a piangere?
Perché
non riesco a vedere la mia stabile identità?
Un
po’ di vento, debole fruscio che si fa sentire, scompiglia
leggermente i capelli lasciandomi godere del piacere dell’aria
che si muove.
Cosa
mai posso temere?
Un
soffio di vento su una magnolia secolare. Niente può
scalfirla. Nulla ha da temere, al massimo solo un ramo si può
spezzare, niente più. (E. Governi)
Ma
perché io mi sento invece al vento?
Può
solo smuovere qualcosa, far cadere qualche foglia. Il tronco è
saldo, per lei il vento è solo una carezza. (E. Governi)
Delicata,
profonda, intuitiva, empatica. Una bella persona.
Non
aver paura. (E. Governi)
E
alla fine sei tu che ringrazi me?
Una
mano aiuta l’altra, una squadra, un team alla ricerca delle
motivazioni, delle emozioni. Fra un piatto e l’altro nel grande
frastuono dell’ambiente tutto intorno, ognuno dice la sua,
esprime il suo pensiero, tira fuori il suo dolore. Dopo, tutto sembra
più nitido, colorato.
Ti
ringrazio per la comprensione, è rara oggi e sempre più
mi commuove.
È
vero. Ho perduto un po’ del mio sorriso per alcune cose della
vita.
Fernanda
Questa
la dedico ad Emanuela, perché è delicata, profonda,
intuitiva, empatica. Una bella persona. E io le voglio bene.
|