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… a
mascherare il rumore che produce lo scatto della piccola gabbia
truccata. Poi, naturalmente, devo riordinare. E sai che trovo? Una
poltiglia di ossicini, sangue e piume. Li vedi questi canarini? Loro
non sanno niente. Illusioni non se ne possono fare. Noi, invece, si.
Ed è questo, il privilegio”. (La
grande Magia – Eduardo de Filippo).
Cari
lettori, giusto
la professione che svolgo, mi ritrovo, spesso, a pensare sui fatti
della vita e, sovente, mi domando quale sia il motivo per cui, in un
modo o nell’altro, siamo spinti a “plasmare” la realtà
evidente delle cose, per adattarla alle proprie esigenze di breve,
medio o lungo periodo...
Esigenze,
già...
Amore,
ricerca di attenzioni, voglia di essere stimati, paura di restare
soli non sapendo più come impegnare il tempo, nell’attesa di
morire.
“Ma
le vedi le strade? Anche soltanto le strade! Ce ne sono a migliaia!
Ma dimmelo, come fate voi altri laggiù a sceglierne una? A
scegliere una donna? Una casa? Una terra che sia la vostra? Un
paesaggio da guardare? Un modo di morire? Tutto quel mondo addosso...
che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’é... ma non
avete paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla,
quell’enormità? A viverla? Io ci sono nato su questa
nave e, vedi, anche qui il mondo passava. Ma non più di
duemila persone per volta. E di desideri c’erano. Ma non più
di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una
poppa. La
Terra è
una nave troppo grande per me, è una donna troppo bella, è
un viaggio troppo lungo, è un profumo troppo forte, è
una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla nave, al massimo posso scendere dalla mia
vita!” (La
leggenda del pianista sull’oceano).
Non
è mai troppo, tentare di capire cos’è la paura,
in maniera tale da riuscire a prendere le misure così da
ridurre la preoccupazione di non saper gestire situazioni difficili
quando ci troviamo di fronte ostacoli, imprevisti, complicazioni: in
sostanza ogni qual volta decidiamo di "vivere sul serio".
Non
e’ la specie più intelligente a sopravvivere e nemmeno
quella più forte. E’ quella più predisposta ai
cambiamenti. (Charles Darwin)
Di
fronte alla paura (cioè, praticamente, di fronte all’allarme
che si genera quando incontriamo un pericolo reale o presunto) ci si
può comportare in maniera differente a seconda di chi siamo,
del momento, dell’ambiente e, ovviamente del tipo di pericolo.
Come appare evidente, alla base c’è sempre una serie di
valutazioni da portare avanti: si può reagire aggredendo
l’elemento che può costituire il pericolo, fuggendo,
riflettendoci meglio, aspettando che il pericolo passi.
O costruendo un mondo virtuale, all’interno del quale, rifuggiarsi.
Qualsiasi
cambiamento determina l’attivazione di quelle parti di cervello che
non sfruttano i meccanismi dell’abitudine ma si affidano alla
creatività e al cammino sul filo teso sul vuoto e senza rete
di protezione. E ogni volta che lasciamo il conosciuto e ci
avventuriamo oltre le simboliche “Colonne d’Ercole”,
dobbiamo sperare di poggiare su un terreno solido. O che qualcuno ci
insegni a volare.
Già,
qualcuno...
Ma
dovremmo trovarci in un ambiente di gente sicura di sé, capace
di trasfonderci tranquillità! E allora, piuttosto, la nostra
forza dovrebbe scaturire da un “qualcosa” che ci spinge e
che prende il nome di CRISI
INTERIORE
in grado di darci l’impressione di esserci smarriti ma...
...e
qui comincia il distinguo.
A
quale dei tre porcellini della fiaba di Jacobs
Joseph somiglieremo?
La
nostra casa interiore, l’avremo costruita con la paglia, col legno o,
piuttosto, con dei solidi mattoni? E, nel contempo, saremo in grado
di dialogare col lupo che, crediamo, voglia mangiarci? O, piuttosto,
i germi del “buio” albergano in noi?
Perchè
vedete, cari lettori,
in tal caso, sarà “quel” Lupo a tradirci aprendo,
“da dentro”, la serratura della coscienza, esponendoci
alla paura della crisi, vissuta come “la fine di tutto”.
Ed
è allora che entra in gioco il bisogno delle illusioni, cioè,
di quelle dispercezioni sensoriali causate dal modo in cui
costringiamo il cervello ad organizzare ed intrepretare le
informazioni che riceve per cui, appare vero, anche quello che,
appunto, vero non è!
In
alcuni momenti, ciascuno di noi utilizza la propria fantasia per
immaginare sceneggiature all’interno delle quali ci vendichiamo di
torti subiti, ci caliamo in panorami paradisiaci, incontriamo le
persone a noi più care, etc.
Poi,
però, chiudiamo la pagina di quel libro immaginario e ci
riconnettiamo con la “solita” valle di lacrime... il
problema nasce, quando si comincia a dar credito alle immagini
“oniriche” considerandole contestualizzate nel tempo e
nello spazio di tutti i giorni. Ecco, allora, che si assottiglia
sempre più, quel sottile confine che separa il mondo dei
cosidetti normali, da quello della schizofrenia.
Dopo
anni, ho avuto notizie (attraverso Facebook) di due persone con le
quali ho condiviso un bel po’ del mio percorso esistenziale, a Roma,
in qualità di studente, nella Scuola di specializzazione di
Giovanni Russo: Claudio
e Cristina De Santis.
quello che mi ha colpito è stata la loro disarmante
affermazione: "Viviamo
in un’isola, a sud del Brasile (Florianopolis) il cui motto
principale è... GENTILEZZA, GENERA GENTILEZZA!" Ecco,
contestualmente, ho provato un grande compiacimento per loro e una
considerevole tristezza per me e per chi vive in ambienti dove, per
poterti adattare, devi, per forza immaginare strategie di
sopravvivenza. Il fatto è, purtroppo che, in simili contesti,
anche quando vinci la tua dura battaglia hai, comunque, perso, perchè
ti sei misurato con chi ti ha costretto a deviare dal tuo giusto
percorso.
Qualcuno
sostiene che, gran parte del nostro Pianeta sia, sul piano
geopolitico, sottoposto al controllo di due forze contrapposte:
quella degli “oligarchi” (che auspicano un ritorno al
feudalesimo e agiscono per la creazione di zone sociali composte da
poveri sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi) e
quella dei “progressisti” illuminati (che attuano scelte
in grado di portare ad una crescita democratica).
Ovemai
fosse vero (e non sarebbe affatto strano, vista l’attuazione di
politiche socio economiche tese a trasformarci in nuovi schiavi),
entrambi i fronti, se vogliamo, sarebbero adusi a consideraci, tutti,
pupazzi da videogioco.
Queste
due forze contrapposte, infatti, sembrerebbero capaci di influenzare
quegli eventi che, nei libri di Storia ci hanno spiegato aver avuto
motivazioni alte e nobili: dallo scoppio di ogni guerra “importante”,
all’ascesa di personaggi “di spessore” (presidenti
americani, segretari del PCUS, Pontefici, scienziati. Etc.) colì
giunti per volere, sempre, di qualcuno che finisce col diventare la
marionetta di un puparo più in alto.
Ogni
tanto mi domando se, per caso, Dio, non abbia bisogno di uno svago e,
quindi, non ci metta alla prova, concedendoci l’illusione di
scimmiottarlo attraverso la percezione di un’effimera onnipotenza!
Certo
è che, di fronte a qualcosa che appare più grande di
noi, alla stregua di un’onda gigantesca, alcuni si lanciano verso la
sua base, nel tentativo di passare dall’altra parte, verso la vastità
e la libertà dell’Oceano, altri attendono e, nell’attesa,
rifiutando di ammettere ciò che osservano, immaginano un
mondo diverso. Che finirà con loro!
“Se
voi aprirete la scatola con fede, rivedrete vostra moglie. Al
contrario non la rivedrete mai più!”
“Ma
io ho fede. Mia moglie sta qui dentro. Io voglio crederci! Si era
stabilito un gelo, fra me e lei. Io non parlavo. Lei nemmeno. Non le
facevo più un complimento, una tenerezza. Non riuscivamo più
ad essere sinceri, semplici. Non eravamo più amanti! Ma ora
ho fede… E posso aprirla… Se apro la scatola, ti
vedo, perché ho fede! E riavrò i capelli neri. Mi
rivedrò giovane come un attimo fa, come all’inizio di
questo esperimento! Apro. Ecco. Uno, due…”
“…e
tre! Il giuoco è fatto!”
“Marta!” “L’esperimento
è finito. Ecco tua moglie!”
” Parla,
Marta, parla!”
“Sono
io!”
“Marta!” “Sì,
eccomi!”
“Pure
tu hai sofferto! Il giuoco è stato inesorabile anche per te.
Qualche capello bianco ce l’hai pure tu. Parla, dimmi qualche
cosa!”
“Che
parlo? Che dico! Tu sai tutto. Perché dovrei sostenere questo
giuoco umiliante per tutti e due? Sono passati quattro anni; quattro
anni veri, autentici. E tu hai fatto i capelli bianchi perché
gli anni invecchiano, distruggono, annientano! Tutto è
successo per puntiglio, per incomprensione Per un senso di libertà.
Nella mia vita c’è stato un altro uomo. E tu lo devi
sapere, se vogliamo salvarci da questa illusione pazza”
“Che
hai fatto? Chi è questa donna? Che cosa ha detto? Io le
parole sue non le capisco!
“È
tua moglie. Non è più un’illusione. Il giuoco è
finito.
“Quale?” “Il
giuoco iniziato da me un attimo fa nel giardino dell’albergo
Metropole!”
“Non
è vero. Fu iniziato da me, lo dicesti tu. Io spinsi il giuoco
fino al limite massimo. Io solo, allora, posso far riapparire mia
moglie! La responsabilità è solamente mia. Ti sei
tradito. Hai sbagliato proprio all’ultimo momento. Sei entrato
un attimo prima che io aprissi la scatola. Peccato!”
“Ma
la scatola è vuota!”
“Chi
lo dice? Come puoi affermarlo? In questa scatola c’è la
mia fede. Come puoi pretendere di vederla tu? Non conosco questa
donna. Forse fa parte di un esperimento che non mi riguarda.
Diglielo, che il suo mondo è legato a tanti altri, e che deve
prestarsi, non può sottrarsi. Portala via, questa immagine
mnemonica di moglie che torna. Due esperimenti in uno non li
sopporterei”.
“Ma
io, veramente, ti ho portato tua moglie!”
“Hai
creduto di averlo fatto. Credi perfino di essere in casa mia: ma non
è vero. È la successione continua delle tue immagini
accumulate. Ora sono io che faccio rivivere in te le immagini
mnemoniche. Lei, appare come una comune moglie adultera ma che, in
realtà, non esiste e tu, come un meraviglioso giocoliere: ma
sei un’immagine. Il giocoliere più importante sono io,
ora! Continuiamo il giuoco, professore! Il tempo è in noi
stessi, non gli facciamo i conti addosso, giorno per giorno, come
dei bottegai… E sembrerà un secolo, ma poi ci
accorgeremo che il giuoco è durato un attimo! Gennarino!”
“Comandi!” “Queste
immagini devono sparire. Abbi l’illusione di aprire la porta
d’ingresso. Credi fermamente di vederle uscire. Quando te ne
sarai proprio convinto, richiudi: ma con fragore!”
“Chiusa!
Chiusa! Non guardarci dentro. Tienila con te ben chiusa, e cammina.
Il terzo occhio ti accompagna… e forse troverai il tesoro ai
piedi dell’arcobaleno, se la porterai con te ben chiusa,
sempre!”
(La
grande magia – Eduardo de Filippo)
Non
ti verrà chiesto: “perchè non sei stato Mosè
o Papa Francesco?”
Ti
verrà, piuttosto domandato: “Ma perchè non sei
stato te stesso?”
(don
fabio Pieroni – Parroco)

Giorgio
Marchese (Medico
Psicoterapeuta, Counselor) - Direttore "La Strad@"
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