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A ciascuno il suo.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

2 gennaio 2014

"Notti di scoppi, notti di botti. Gli auguri non sono mai troppi. 1000 baciotti con tanti schiocchi prima che il nuovo anno ci sciocchi". È questo uno dei più originali auguri che si possa ricevere all'inizio di un anno che, per tradizione, è sempre carico di speranze, attese... pretese e, a volte, povere illusioni. "Dovunque e comunque si manifesti l'eccellenza, subito la generale mediocrità si allea e congiura per soffocarla" (Arthur Schopenhauer). E allora, perché non provare sul serio a posare la pietra per costruire una Società non condizionata dalla paura? La paura del diverso, la paura del prossimo; il timore di quello che troveremo dietro l'angolo, la preoccupazione di abbassare lo sguardo di fronte al potente di turno (politico o delinquente, fate un po' voi). Il lupo non si preoccupa mai di quante siano le pecore (Virgilio). A volte, le parole sono come sassi, precisi e aguzzi, che vengono scagliate su vulnerabili e indifesi. Perché, allora, non trasformarle in dardi intrisi non tanto di veleno quanto, piuttosto, di rabbia e ribellione? Che ci vuole a smetterla di vivere nell'ansia di venire scalzati da persone più "fresche", "attente" e innovative? Possibile che non esista qualcuno disponibile a trasformare, per davvero, il concetto di solidarietà da mero assistenzialismo a punto di partenza per la valorizzazione delle risorse umane (soprattutto delle persone in difficoltà), per ridurre il fenomeno della dipendenza... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



...ed aumentare l’autonomia propositiva e realizzativa? È vero, la Storia ci ha insegnato che, spesso, ogni volta che un grande uomo è all’opera, ipocriti ed invidiosi, cercano di abbattere il suo sistema di "governo" per potere "saccheggiare" ciò che ha costruito. D’accordo, sovente, protezionismo e salvaguardia di privilegi, al riparo del motto "vinca il migliore", non hanno contribuito alla crescita di un popolo, ma sono stati perpetrati alla stregua di "sacre scritture". E allora, che fine hanno fatto le nostre parole, quelle che usiamo per farci del male? Che, forse, sono andate a dormire, sorprese da un dolore profondo che è difficile spiegare? A queste condizioni, come sempre, ci perdiamo nel buio, in scoppi di risate immotivate. Parole, già... ma se le donassimo per spiegare che i "portatori sani" di ideali fuori dal comune rappresentano l’arma in più per contribuire alla preparazione di una Società che "cresce" e che, la paura di non essere all’altezza del compito, è una sensazione normale che ci avvolge ma che non ci deve fermare? Parole, si, ma utili a chiarire che lo stress da ansia prestazionale, l’invidia per i successi altrui, la carenza di sicurezza, la crisi dell’autostima, possono essere affrontate e risolte attraverso una crescita maturativa che porta ad una collaborazione, in un gruppo in cui ognuno è leader di sé, ma pronto alla gregarietà per il raggiungimento di obiettivi comuni. Le parole di un coraggioso, sono come palle di neve che non si sciolgono al sole ma si trasformano in razzi incandescenti che danno la forza di disobbedire ai divieti e alle imposizioni. Chi lancerà lampi dentro a quel pozzo cupo e abbandonato, per rischiarare i visi sordi e muti che l’amore non ha illuminato? A ciascuno il suo, signori, senza far finta di nasconderci da questa "chiamata alle armi". Altrimenti, come sosteneva Anton Checov, "Una volta nel gregge è inutile che abbai, puoi solo scodinzolare!"

Si suggerisce di rileggere, con calma, ciò che avete già scorso, ascoltando (e leggendo) il seguente bellissimo filmato.

 

Mi dispiace. Ma io non voglio fare l’imperatore. No, non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno; vorrei aiutare tutti se è possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre; dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro.

In questo mondo c’è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica.

Ma noi lo abbiamo dimenticato.

L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotto a passo d’oca a far le cose più abiette.

Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’abilità ci ha resi duri e cattivi.

Pensiamo troppo e sentiamo poco.

Più che macchinari, ci serve umanità.

Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza.

Senza queste qualità, la vita è violenza, e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne , bambini disperati.

Vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.

A coloro che mi odono, io dico: non disperate, l’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero. L’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano, l’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. E il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo.

E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.

Soldati! Non cedete a dei bruti! Uomini che vi sfruttano! Che vi dicono come vivere! Cosa fare! Cosa dire! Cosa pensare! Che vi irreggimentano! Vi condizionano! Vi trattano come bestie! Non vi consegnate a questa gente senza un’anima!

Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore.

Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini!

Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate coloro che odiano solo quelli che non hanno l’amore altrui.

Soldati! Non difendete la schiavitù! Ma la libertà!

Ricordate,

Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere: mentivano, non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. I dittatori forse son liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere! Eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza! Combattiamo per un mondo ragionevole; un mondo in cui la scienza e il progresso, diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!

Giorgio Marchese, Direttore La Strad@ - 02.01.2010 (Ma è come se fossi oggi...)

Si ringrazia Emanuela Governi per aver segnalato il filmato, tratto da "il grande dittatore" ed Eugenio Filice, per il suo messaggio di auguri.

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